10 December 2017

Requiem per Johnny Hallyday con i tre Presidenti





Ogni tanto,  siamo costretti a tralasciare di parlare di  cose serie e perfino gravi, per  occuparci di  Soap Opera. E dato che ci spostiamo a Parigi, chiamiamola pure Soap Opéra (con l'accento sulla a). Già la Tour Eiffel in queste notti dal 6 dicembre in poi mostrava la sua scritta luminosa "Merci Johnny" (con l'accento sulla i) quale tributo alla star, dopo la sua scomparsa.  Aver visto i politici francesi ansiosi di tuffarsi nel "bagno di folla" non sua, stiparsi nelle cattedrali, fa scompisciare dalle risate. C'erano tutti e tre: Macron, Hollande e Sarkozy. Come i tre Tenori! Tutti e tre con relative consorti, tranne Hollande che per l'occasione ha esibito la "compagna segreta" Julie Gayet. L'avete sentito Macron con la sua Sposa-Maman nella chiesa della S.te Madeleine davanti alla bara di Johnny Hallyday recitare il suo discorso? Uno spasso. Funerali di stato e corteo pubblico in Champs Elysées come avvenne per Victor Hugo  (nientemeno!)  per un rocker che nel paese dei Durand e dei Dupont,  aveva un nome d'arte con tante H e tante Y très à  l'américaine!


Il suo vero nome era infatti Jean-Philippe Smet ed è di origini franco-belghe. E dato che era alto, biondo e bello, gli hanno appiccicato addosso una leggenda di "ribelle senza causa" in stile James Dean,  una storia di  ragazzo abbandonato dai genitori, ma cresciuto con gli zii che fece presa nei cuori dei teen-agers d'Oltralpe.  Ha inciso non so quante "cover" di successi americani e inglesi,  e i francesi per anni se le sono bevute  tutte come "chansons originales". Le vere "originali" in realtà gliele ha scritte Aznavour ("Retiens la nuit", "Douce Violence").  Ma non erano canzoni rockeggianti. 


Ecco dunque l'esordio di Micron in morte di Hallyday: «Miei cari compatrioti, siete qui per lui, per Johnny Hallyday. Sessant’anni». E la folla immensa grida «Johnny! Johnny!». Ovviamente lo pronunciava Gionnì alla francese, ma quando Micron, stretto nel suo cappottino, ha preso la parola la folla pareva irritata e quei richiami indirizzati al caro estinto con tanto di bbuuuuu! per lui, servivano a far capire che non era lui il celebrato e che doveva tagliare corto.

«Sessant’anni di carriera, 1000 canzoni, 50 album e voi siete ancora qui». (..), declama imperterrito il giovin Presidente. «Questo sabato di dicembre è triste, ma bisognava che voi foste qui per Johnny perché Johnny è sempre c’è sempre stato, per voi. Ha sempre cantato per voi. Una storia d’amore, un lutto, la nascita di un figlio, un dolore. È diventato per voi come un amico, un fratello. Johnny era vostro, del suo pubblico, Johnny apparteneva alla Francia. Johnny sarebbe stato felice di vedervi qui».

Il reportage della giornata tratto da Le Figaro riporta alcuni commenti salaci dei lettori sotto l'articolo:

"Macron avrebbe  dovuto essere breve , non era il suo meeting!! Hanno avuto ragione quelli del buuuuu !! Bisogna saper essere umili e Macron a 39 anni non lo è. Peccato, ancora un'occasione mancata per lui."

"Era la festa e la cerimonia per Johnny, per i suoi fans, per i musicisti, per il mondo dello spettacolo, del cinema.  Macron poteva partecipare ma non ha saputo tacere!"

"Speriamo che non voglia riutilizzare il suo discorso nel corso del suo mandato." 

"Bella cerimonia ma da lì a farne un omaggio nazione con un discorso di Macron, proprio no. E la presenza dei politici in primo piano m'ha profondamente scioccato. Non era il loro posto. Constatiamo che sono pronti a tutti pur di non farsi dimenticare. Sono patetici!"



"Soprattutto spera che tutti i fans di Johnny voteranno per lui". 




Poi all'interno della chiesa la passerella era per le attrici, attori, uomini dello spettacolo, musicisti, parolieri: Carole Bouquet (l'ex bellissima testimonial della Maison Chanel), Marion Cotillard recitano preghiere, alle quali rispondono ogni volta, invece che le parole dei fedeli, il rock e il blues dei suoi quattro chitarristi Yarol Poupaud, M, Yodelice e Robin Le Mesurier. Lapidario Jean Reno che non si dilunga. Johnny Hallyday ha recitato ne "L'uomo del treno" di Patrice Leconte e non è stato estraneo ad altre esperienze cinematografiche.



Oltre 700 bikers sono venuti da ogni angolo a rendere omaggio alla rockstar francese appassionata di motocicletta. Nonni e nonne avevano con sé nipotini e foto del divo da giovane, quando giovani lo erano anche loro. Molti hanno preso il TGV e attraversato l'Esagono per esserci e poter dire "Moi, j'y étais!".
Ben 1500 poliziotti sono stati allertati per la sicurezza del cosiddetto "evento"oceanico.

"Già molte ore prima dell’arrivo del feretro all’Arco di Trionfo e poi alla chiesa de la Madeleine, migliaia di persone arrivate da tutta la Francia si sono radunate al freddo lungo gli Champs Elysées ad aspettare il loro re, amico e fratello Johnny Hallyday, che tutti chiamano da sempre solo «Johnny». È un momento di commozione collettiva senza precedenti, perché solo Johnny ha saputo farsi amare - in modo diverso, ma con la stessa intensità -, da tante generazioni di francesi.
 Il resto del mondo cerca di comprendere i motivi di un lutto nazionale così profondo per un cantante che fa parte dell’identità francese quanto la Tour Eiffel, ma è interprete di canzoni che a differenza della torre sono semi-sconosciute da Ventimiglia in poi. Per i francesi Johnny è una specie di Elvis, Gianni Morandi, Lucio Dalla e Vasco Rossi insieme, un uomo che ha cominciato a essere osannato alla fine degli anni Cinquanta e non ha mai smesso". (Stefano Montefiori - Corriere).


A mente fredda, questi "eventi" ci fanno capire una cosa importante: i politici si attaccano alle rockstar, ai divi dello spettacolo, cercando di dirottarne quell'aura ch'essi non hanno, per calamitare quel consenso e quell'affettività di massa che non sanno suscitare. Nemmeno, se presidenti! Canagliescamente archiviano in fretta (a volte senza parteciparvi) eventi luttuosi come attacchi terroristici, ma poi si pavoneggiano e si attardano davanti alle esequie dei divi dello spettacolo.
Le chiese si riempiono di ricchi atei VIP in cerca di visibilità, come la sindaca di Parigi Anne Hidalgo che dopo aver fatto la guerra ai presepi e ai simboli natalizi, ora per l'occasione si fa pure il segno della croce, davanti ai paparazzi. Le funzioni funebri non vengono più officiate dai ministri di Dio, ma ciascuno arriva sul pulpito col suo pizzino per dire la sua. Pregavamo alla protestante.

Anche le lacrime, che vanno in diretta sui network fanno spettacolo e la morte è IN con applausi scroscianti, urla e slogan verso la bara. Siamo all'estetica della simulazione. E dato che ciascuno di queste personalità reclama il suo quarto d'ora di gloria e di visibilità, secondo l'ormai collaudato modulo di Andy Warhol, alla fine, vien fatto di chiedersi: ma poi, chi era l'Estinto? Ovvero, la Celebrità da omaggiare? 
A Champs Elysées e Place de la Concorde, affari d'oro per i commercianti, per le bancarelle sotto le festività di Natale e i giorni del Bataclan e delle vacche magre per i negozi, sono ormai lontani. 

05 December 2017

Mors tua vita mea



Pare che non ci siano i tempi tecnici per far passare lo ius soli. Ma la verità è che il PD non poteva sopportare una sconfitta proprio a fine legislatura, rischiando che il governo andasse sotto.  In compenso è arrivato il sostegno immediato dei PentaGrulli (PD2) sul biotestamento, chiamato ormai  dai suoi obbiettori, "via italiana all'Eutanasia". Ed ecco la proposta di "calendarizzare" (che in linguaggio orwelliano significa "accelerare") il provvedimento legge oggi al Senato nella riunione di intergruppi. La Lega promette 1820 emendamenti, ma pare che il Pd con i vari cespugli di sinistra (MdP, SI), più i soliti radicali, con l'apporto di  agguerritissimi PentaGrulli, potrebbe trovare i numeri  anche con "canguri"  e magari "ghigliottine" per accelerare. A questo punto siamo ridotti! Sotto Natale stanno tramando la nostra dipartita completamente indifferenti  circa il periodo,  in concomitanza con lo sbarco dei "nuovi arrivati".
E c'è ancora chi non vuole aprire gli occhi  rifiutandosi di mettere le due cose in relazione. Inoltre chiudere la  legislatura con una legge mortifera anziché con un investimento serio a favore della vita e della famiglia, la dice lunga sull'abiezione morale di questo governo.

Ecco dunque i testimonial di questo scempio. Guardateli bene in faccia, perché non c'è bisogno di Lombroso, per farsi un'idea.
Domanda da 1 milione di punti: affidereste il vostro diritto di vita e di morte a simili individui?


Emma Bonino ormai chiamata sul web "il turbante di Soros", la dura che voleva tutto e subito, in un sol colpo : la dipartita degli autoctoni e lo ius soli degli allogeni. Il suo motto è:  "Ok fine vita ma anche ius soli". Che è un po' come pagare uno e portare via due fustini di detersivo.  Ora dichiara di aver sconfitto il cancro. Curioso che lei e Pannella, da tempo digiunatori, bevitori di urine, eccetera non abbiano sperimentato personalmente le gioie ultraterrene del "beverone letale".  Con ogni evidenza, vogliono tutti toccare il  Paradiso, ma nessuno vuole  morire. E allora praticano il  mors tua, vita mea.


Ecco un altro che raccomanda vivamente e con tanto di ditino alzato,  il fine vita per gli altri, ma poi pratica l'accanimento terapeutico su sé stesso: Giorgio Napolitano. Lui è stato, come ricorderete, un apripista col caso Englaro. Inoltre è stato in politica "il peggior eutanasista" di questo disgraziato paese, dandogli colpi di grazia su colpi di grazia,  inclusa l'impresa libica dove a guadagnarci sono stati tutti gli altri stati e a perdere tutto quanto invece, siamo stati noi italiani.


Le ha dette e fatte tutte Pietro Grasso: il piagnisteo sul femminicidio, le irruzioni irrituali per sollecitare lo ius soli e ora è un convinto "biotestamentario". Ha appena fondato un nuovo (si fa per dire) cespuglio di sinistra dal nome "Liberi e Uguali" col reperto archeologico D'Alema. Se fossimo tutti "uguali" a lui, a noi andrebbe benone: a cominciare dal sostanzioso emolumento che percepisce come Presidente del Senato che  ora scopre le gioie della "discesa in campo".


I PentaGrulli, sono stati i sollecitatori di questa riunione in Senato per accelerare il biotestamento con il solito slogan circa "l'imprescindibile battaglia di civiltà". Chi si era illuso su Di Battista detto Dibba (ma noi italioti siamo sempre così creduloni!) deve ricredersi: anche il Dibba è per "la battaglia di civiltà". Lotta sul fin di vita e contro i vitalizi, è la loro offerta di lancio di quella politica-prodotto inaugurata dalla Casaleggio & Associati. Avanti di questo passo e ci estingueremo tutti. Ergo se ne deduce che senza vita non può esserci "vitalizio". Pertanto non ci sarà nemmeno bisogno di una legge abrogativa del privilegio. Ma quei gran geni sono sempre lì, fissi: fine vita e vitalizi!


Marco Cappato, ovvero il Caronte traghettatore di morituri in Svizzera,  è l'ennesimo radicale che ci mette direttamente la faccia, come suol dirsi. Osservate questa foto emblematica davanti alla alla Corte d'Assise  durante il procedimento per istigazione al suicidio, sul caso DJ Fabo. Sembra lui l'Inquisitore e certamente saranno i giudici a doversi difendere (sempre che non sia una delle solite sceneggiate dove sono tutti complici e correi). Ave Marco, morituri te salutant! 
Tu Marco2 (l'altro è trapassato) non lo sai ancora, ma hai già vinto senza nemmeno aver dovuto combattere una battaglia. Perché questa è una civiltà che non vuole più vivere e pertanto è facile morire. Facile come bere un bicchier d'acqua. Fate presto! Fate presto a far la legge! Prima che il Bambinello nasca, bisogna ben che qualcuno muoia.
Poi avete perfino la benedizione del Gesuita Bergoglio, che volete di più? 

Ma soprattutto ecco la frase-chiave dell'Eminenza grigia, il Pape Satàn mondialista che sembra aver influenzato  tutto questo impazzimento generale, Jacques Attali, uno degli autori del Trattato di Lisbona, costruito in modo che risultasse incomprensibile, e che una volta entrati nella trappola Ue, non se ne  potesse più uscire (e se ne vanta pure):


In primo luogo credo che nella logica stessa del sistema industriale nel quale ci troviamo il prolungamento della durata della vita non è più un obiettivo auspicato dalla logica del potere. Per quale motivo? Perché questo era perfetto soltanto finché si trattava di prolungare la speranza di vita allo scopo di raggiungere la soglia massima di redditività della macchina umana. Ma dal momento in cui si superano i 60-65 anni l’uomo vive più a lungo di quanto non produca e allora costa caro alla società. Per questo credo che nella logica stessa della società industriale l’obiettivo non sarà più di prolungare la speranza di vita ma di fare in modo che all’interno di una di una determinata durata di vita l’uomo viva nella maniera migliore possibile, ma in maniera tale che le spese sanitarie siano ridotte il più possibile in termini di costi per la collettività.

Ecco da dove proviene tanta fretta da parte del galoppino Gentiloni e dei suoi lacchè: lassù a Bruxelles c'è chi sta loro col fiato sul collo.  
Guardatelo bene in faccia questo signore e dite la verità: da un soggetto simile non comprereste  nemmeno una bicicletta usata. Perché affidargli il diritto (decreto) di morte?

-------------------------------------------------------------------------

Ti può interessare anche "La morte non è mai dolce né buona".

01 December 2017

Salvini passi all'attacco e non giochi in difesa


Avete sentito tutti come i sepolcri imbiancati  di governo e della falsa opposizione abbiano redarguito Salvini, reo di aver detto - a proposito dell'eutanasia chiamata ipocritamente biotestamento - che lui si occupa dei vivi e non dei morti. Costi quel che costi, l'Agenda di fine legislatura deve andare avanti e ius soli ed eutanasia sono ordini "dall'alto" impartiti a Gentiloni.  Il quale, fa capire che per completare la famigerata Agenda eurocratica potrebbe prolungare pure il suo mandato.  Pare  che qualche notiziario non si sia limitato a decontestualizzare la frasetta incriminata e che abbia  trasmesso la voce di Salvini con l'intera dichiarazione: io vorrei un parlamento che si occupasse della buona vita e non della buona morte. Certamente la cosa cambia.  E' evidente  che un parlamento deve legiferare per migliorare la qualità della vita  (compresi i malati e anche quelli terminali) e che applicare il giuramento di Ippocrate da parte dei medici, significa fare il possibile per salvarli. Troppo comodo mettere loro in mano il kit fai-da-te per togliersi di mezzo (in Belgio e Olanda si fa questo).

Come tutti hanno ascoltato, è subito partito il vespaio dei calabroni tanto ipocriti qaunto inferociti: Uh! Ah! Hiii! Salvini disprezza i sofferenti e bla, bla, bla.
Salvini ha affidato la sua replica al mite Fedriga che cerca di spiegare ulteriormente il suo pensiero. Avrebbe, a mio avviso, dovuto picchiare ancor più  sodo e imparare dalla Storia che la miglior difesa è  sempre  l'attacco.
Specie quando questi sepolcri imbiancati lo accusano di non avere a cuore la sofferenza umana. Loro, al contrario, hanno così a cuore la nostra sofferenza che, dopo averci svuotato le tasche in mille modi (e continuano), dopo aver trasformato questo paese in un lazzaretto a cielo aperto a  disposizione dei "migranti", dopo aver cercato con ogni mezzo di toglierci il welfare, con la sanità che è quasi praticamente "a pagamento" per i nativi specie per chi necessita di  un intervento chirurgico d'urgenza, ora  vorrebbero farci direttamente fuori. Non manca la lista dei  loro "nobili scopi" giustificativi per alleviare la nostra "sofferenza":

1) Per risparmiare sulle pensioni e sulla sanità (si veda il recente discorso di Padoan quando asserisce che gli Italiani hanno il pessimo vizio di campare troppo a lungo).

2) Per far posto ai nuovi arrivati (Grande Sostituzione voluta dall'ONU nelle famigerate "linee guida" sulla Replacement Immigration quale rimedio al declino della popolazione ).

Queste non sono "bufale" o se si preferisce "fake news", come va di moda chiamarle, dato che esistono tanto di documenti probatori e come suol dirsi, carta canta. Sarebbe bastato impugnarli per rafforzare le proprie tesi.
Stupisce come siano schizzati fuori tanti sodali della nuova ehm..."battaglia di civiltà": Rosy Bindi, Saviano, il radicale Cappato ecc. Tutti "grandi umanitari" che hanno a cuore, la nostra "sofferenza".
Stupisce altresì la sveglia di Bergoglio data a questo tema. Apparentemente si è trincerato dietro una dichiarazione  di papa Pacelli, noto per le sue posizioni tradizionaliste, contrarie all'accanimento terapeutico.  In realtà con doppiezza gesuitica, col suo intervento Bergoglio cerca di rimettere in "agenda" una legge che giace in parlamento sepolta da emendamenti. Pertanto, è la tempistica che è altamente sospetta, caro Bergoglione!
Un assist altamente ambiguo  che - guarda caso -   è stato afferrato al volo dal radicale Marco Cappato, il quale plaude al papa asserendo che in Parlamento ci sono più "papisti" (gli anti-eutanasisti) dello stesso papa. Tout se tient!

Un'ultima cosa. E' di questi giorni il suicidio in diretta del generale croato Slobodan Praljak nell'aula del Tribunale di L'Aja. Il sospetto criminale di guerra croato-bosniaco ha ingerito il contenuto di una fiala nel processo di appello che lo vedeva imputato. Durante la lettura della sentenza di conferma della condanna a 20 anni di prigione, Praljak è stato visto bere il contenuto di una boccetta. Apriti cielo per i sepolcri imbiancati del tribunale dell'Aja e dintorni! chi gli ha fornito la boccetta col veleno? Caccia alle streghe scatenata  contro il  fornitore di veleno, colpevole di "istigazione al suicidio" nei confronti del generale croato.


Ma come? Non eravate forse per l'Eutanasia voi mondialisti? E perché mentre volete infliggerla a noi comuni mortali cittadini, volete invece togliere a un generale l'opportunità di fare della sua vita quel che gli pare, senza dover ricorrere al Caronte Cappato per traghettare la sua animaccia in Svizzera e dintorni?


La risposta la conoscete già: gli Dei sono loro, e solo loro possono e devono avere diritto di Vita e di Morte su  tutti di noi.
Guai a chi prova a trasgredirli! Loro avevano già prestabilito la discesa all'Inferno di Praljak, ma lui li ha beffati battendoli sui tempi.

La Lega la smetta di giocare al "benaltrismo" (della serie, ci sono altri temi più importanti da affrontare per i vivi) ed esca, invece, allo scoperto a muso duro,  imparando a differenziarsi e a distinguersi sul tema con un bel NO chiaro e tondo, all'eutanasia mascherata di stato.  Ho appreso che Farsa Italia sarà per "la libertà di coscienza". Ovvero per la libertà di ipocrisia e di ambiguità parlamentare.
Sui PentaGrulli, ovvero il PD2,  non avevo dubbi:  stanno sollecitando ogni giorno i Piddioti ( ovvero il PD1) affinché approvino "il fine vita" prima che si concluda la legislatura. Ma come ho già scritto, piccoli Lothar crescono...

27 November 2017

C'era una volta una volta la Bella Addormentata



C'era una volta un Re e una Regina, c'era una volta un Principe e una Principessa... In un castello vivevano... Cammina, cammina... strada facendo.... E vissero felici e contenti... sono le formule magiche che servono a spalancare al bambino quel mondo incantato di cui ha bisogno per crescere sicuro e  diventare a sua volta fantasioso e creativo. Il mondo della fiaba dev'essere un mondo sospeso e atemporale... Inutile volerlo attualizzare alla luce di surrettizie problematiche "di genere" e di superamento dei "ruoli sessuali", che non interessano minimamente al bambino. Pertanto, non permettiamone la sua distruzione prima ancora che si affacci alla vita e impari a scoprirla. Soprattutto non permettiamo che la perdita del senno e del buon senso faccia brutale irruzione nel mondo dell'infanzia e in particolare della scuola. 
 Nel Regno Unito sta facendo discutere la richiesta avanzata dalla madre di due bambini, Sarah Hall, di rimuovere dal programma scolastico della scuola di suo figlio la favola della "Bella Addormentata nel bosco". Dopo aver chiamato la scuola, la Hall ha espresso il suo disappunto anche su Twitter e da quel momento è nata la polemica: il  Principe Azzurro è diventato il nuovo caso Weinstein delle favole. Il motivo della proposta Sarah Hall lo spiega in un tweet: "Fino a quando verranno presentati questi testi nelle scuole non riusciremo mai a cambiare degli atteggiamenti che oggi sono ormai radicati nei comportamenti sessuali". Per la citata signora a quel bacio manca un elemento essenziale: il consenso. Sorte che, fa notare qualche altro utente nelle risposte, è toccata anche a Biancaneve, svegliatasi anche lei da un lungo sonno dopo il bacio del Principe Azzurro. Poveri bambini, eh? Brutalizzati dal racconto di un Principe che osa baciare la Principessa, la quale presto diverrà sua sposa.   Ovviamente qualche maligno ha pensato che se il bacio fosse stato "saffico" o gay, nessuno avrebbe avuto nulla da eccepire. Stupisce che mentre nelle scuole materne e primarie si tengono corsi espliciti e assai discutibili di "educazione sessuale" (e senza il "consenso" dei diretti interessati e delle loro famiglie),  stupisce altresì che lo Stato diventi peggio di quegli orchi delle fiabe, dato che con leggi inique, impone a creature innocenti sin dalle prime classi della scuola, a dubitare di sé stessi, della propria individualità e identità sessuale, ma che   di converso, si debba fare tanto inutile can-can per delle fiabe di fantasia.
Ma alla signora Hall anche l'innocente bacetto di risveglio va di traverso: «Nella Bella Addormentata - spiega - sono in ballo il comportamento sessuale e il consenso. La favola veicola un messaggio sottile che contribuisce a creare una cultura in cui il consenso non è visto come qualcosa di importante». Ma guarda un po'!
Far passare un  tenero bacio per molestia, è a dir poco la nuova forma di perversione del secolo. 



Con ogni evidenza la signora è indottrinata e irregimentata al discorso mondialista-onusiano, secondo il quale si va in galera anche per un fischio di ammirazione per una bella donna. Il progetto di queste élites è a dir poco immondo perché vorrebbero esercitare violenza non solo con la loro contro-pedagogia e diseducazione servendosi della scuola e delle pubbliche istituzioni prese in ostaggio da circolari "europee", ma pretendono cancellare le radici storiche dei racconti di magia (fairy tales), dei racconti della tradizione popolare (folk tales), così radicati nell'immaginario collettivo dei popoli fin dagli albori della civiltà. Di quella tradizione orale popolare che si va facendo via via scrittura.
La letteratura per l'infanzia, contrariamente a quel che si crede, è destinata agli esseri umani tout court a partire dalla loro nascita accompagnandoli nel corso della vita. Pertanto, non è necessariamente ed esclusivamente destinata ai bambini, anche se poi questi ne sono i principali lettori e ascoltatori. Madri e padri trasmettono miti, fiabe, favole di animali, racconti ai loro figli creando quell' empatia e quell'affettività,  così necessari all'apprendimento del linguaggio e alla formazione psicologica e culturale dei più piccoli, preparandone il terreno come farebbe ogni buon agricoltore. Bene lo ha descritto Bruno Bettelheim nel suo saggio "Il mondo incantato" di cui riporto questo brano:

Per imparare a destreggiarsi nella vita e superare quelle che per lui sono realtà sconcertanti, il bambino ha bisogno di conoscere se stesso e il complesso mondo in cui vive. Gli occorrono un'educazione morale e idee sul modo di dare ordine e coerenza alla dimensione interiore. Cosa può giovargli più che una fiaba, che ne cattura l'attenzione, lo diverte, suscita il suo interesse e stimola la sua attenzione? Sia essa Cappuccetto rosso, Cenerentola o Barbablù, la fiaba popolare, anche se anacronistica, trasmette messaggi sempre attuali e conserva un significato profondo per conscio, subconscio e inconscio. Si adegua perfettamente alla mentalità infantile, al suo tumultuoso contenuto di aspirazioni, angosce, frustrazioni, e parla lo stesso linguaggio non realistico dei bambini. Tratta di problemi umani universali, offrendo esempi di soluzione alle difficoltà. E' atemporale e i personaggi dei suoi scenari fantastici sono figure archetipiche che incarnano le contraddittorie tendenze del bambino e i diversi aspetti del mondo. Le situazioni fiabesche, rispettando la visione magica infantile delle cose, esorcizzando incubi inconsci, placando inquietudini, aiutano a superare insicurezze e crisi esistenziali, insegnano ad accettare le responsabilità e ad affrontare la vita. 

Le più celebri fiabe di Charles Perrault, nato da  famiglia alto-borghese, vicina alla Corte di Francia sono universalmente note, sono parte indelebile della nostra cultura europea e del patrimonio tradizionale popolare; i riferimenti a esse in altre opere d'arte in altri contesti sono semplicemente incalcolabili, così come sono numerosissime, le trasposizioni in opere liriche, teatrali, cinematografiche, musicali, cartoni animati, balletti classici, e così via. Si possono ricordare oltre alla arcinota Cenerentola, il tenero Pollicino,  la  già citata Bella Addormentata, Il gatto con gli stivali, e la stupenda Pelle d'Asino con i suoi tre magnifici abiti di Sole, di Luna e di Stelle, tutte storie raccolte nel volume "I Racconti di Mamma Oca".
Con un'ambientazione più oscura e tenebrosa, fatta di fitte foreste popolate da streghe, goblin, troll, orchi e lupi in cui accadono anche cruenti fatti di sangue, così come voleva la tradizione popolare tipica tedesca, sono invece le fiabe dei Fratelli Grimm. Una delle motivazioni che spinsero i Grimm a trascrivere le fiabe, retaggio culturale comune dei popoli di lingua tedesca, fu il desiderio di favorire la nascita di un' identità germanica..
E comunque Biancaneve, I 4 musicanti di Brema, Il Pifferaio di Hamelin, il Principe Ranocchio, Raperonzolo (Rapunzel), Hansel e Gretel e la fatidica casetta di marzapane col tetto in cioccolato, restano impresse per sempre nell'immaginario popolare travalicando i confini germanici per diventare, patrimonio di tutti. All'inizio del XIX secolo la Germania era frammentata in centinaia di principati e piccole nazioni, unificati solo dalla lingua tedesca.


I signori di Bruxelles che stanno imponendo certi scempi pedagogici e culturali dovrebbero sapere che fiabe popolari e racconti di magia servono a costruire la lingua  e l'identità dei popoli e delle nazioni. Ma forse è proprio questo che non vogliono, vista la loro insensata furia iconoclasta e il processo di destrutturazione delle nostre culture nazionali, in corso d'opera!

La Sirenetta simbolo della Danimarca
E che dire del "favoloso" Andersen e della sua Sirenetta, diventata il simbolo della Danimarca stessa? "I Vestiti nuovi dell'Imperatore" è una fiaba allegorica e morale ("Il re è nudo" visto con gli occhi della verità  senza orpelli che solo un bambino può avere, mentre i ciambellani e i cortigiani si ostinavano ad adularne gli abiti), "Scarpette rosse" (stupenda fiaba certamente un po' crudele) coniuga il Macabro col Sublime,  e ne trassero un suggestivo film a firma Powell e Pressburger, "L'usignolo" (fiaba tanto amata da Oscar Wilde) è una reprimenda contro quel meccanicismo e  quel progresso che uccide la natura, la vera poesia e la vera musica. "La Regina delle nevi"  lascia per sempre nella memoria, atmosfere rarefatte di sortilegio, di meraviglia, con tanta voglia di scoprire i paesaggi incantevoli del Grande Nord come la Norvegia, la Lapponia, la Finlandia. Tutti ricorderanno l'incontro ricco di fascinazione tra il piccolo Kay e la Regina delle Nevi, bella e altera sulla sua slitta, avvolta nel suo candido manto di pelliccia e manicotto, coi suoi occhi azzurrini come il riflesso della neve sotto le luci del Nord.




Quando eravamo piccoli ci leggevano fiabe, racconti e favole. Quando eravamo ammalati, ci regalavano un libro illustrato da leggere. Sovente queste storie ci incutevano paura, ma ci  spalancavano un mondo fantastico, pieno di simboli, di personaggi virtuosi che dovevano attraversare prove impossibili con figure malvagie da sconfiggere. E dopo mille peripezie, il lieto fine era assicurato,  mentre la nostra mente e il nostro carattere si formava a poco a poco, poiché quella che leggevamo era letteratura per l'infanzia. Anzi, no, letteratura tout court. 

...E tutti vissero per sempre felici e contenti... è proprio quel finale che non vogliono farci più narrare né scrivere, né tramandare a voce alle generazioni successive.
Non  è detto che ci riescano. 

24 November 2017

Piccoli Lothar crescono



Avete sentito le ultime dichiarazioni di Di Maio, il piccolo Lothar dei poteri d'Oltreatolantico, durante il suo viaggio statunitense? Potete leggerle voi stessi sul Blog di Grillo. Il Moretto diligente parla con il Vice Assistente Segretario, Conrad Tripple. Poi dichiara di aver avuto un incontro anche con il majority whip della Camera dei Rappresentanti Steve Scalise e si mostra soddisfatto da questi incontri. Contento perché dice di aver ricevuto "l’interesse sincero" che i rappresentanti del governo americano hanno manifestato nei confronti del Movimento 5 Stelle e delle loro proposte. Cito testualmente i passaggi, perché li trovo divertenti: 

Da parte loro era tanta la voglia di conoscerci da vicino ed io sono stato ben contento, e anche orgoglioso, di presentare loro un’immagine davvero autentica del MoVimento. Ho raccontato cosa siamo, cosa abbiamo fatto in Parlamento e sui territori in questi anni, e soprattutto come vogliamo governare l’Italia, quali sono le nostre proposte e ho detto loro che questo nostro programma vogliamo attuarlo con una squadra di uomini e donne di eccellenza. È stato facile, parlando, smentire le etichette che ci sono state appiccicate addosso da chi in Italia ha fatto tanta, troppa disinformazione su di noi e ha alimentato all’interno della comunità internazionale pregiudizi nei nostri confronti.

Barzellette! "Donne e uomini d'eccellenza" chi sarebbero ? La Raggi? L'Appendino? Le sindachine che privilegiano gli stranieri e mettono in lista d'attesa gli Italiani nell'assegnazione delle case popolari? Errore tragico poi andare a baciare la pantofola agli americani cercando di ottenerne la captatio benevolentiae: cioè nuovi ordini di scuderia.  Ma andiamo avanti.... 
Qui New York, il piccolo Lothar continua  con le sue "lezioni americane":

Come prima cosa ho chiarito che il MoVimento 5 Stelle non è isolazionista né filorusso, come una parte della stampa italiana in questi anni ha voluto dipingerci: al contrario ci interessa avere più relazioni internazionali e interlocutori possibili, come è sempre stato per il nostro Paese, in un'ottica in cui gli Usa sono e resteranno uno dei nostri principali alleati e la Russia un nostro interlocutore storico.


Isolazionista?  E chi è  er Giggi Di Maio? la regina Vittoria? E quando mai l'Italia è stata nelle condizioni di poterlo essere nella sua storia? Se per "non è isolazionista" intende dire che è disponibile a qualche inciucio coi rottami residui delle fronde "de sinistra", lo si era capito da tempo. Ormai i 5 stalle stanno attraversando la parabola discendente e non riusciranno a fare il jackpot esclusivo di voti, perciò va da sé che saranno costretti ad accordi.

A Ostia hanno vinto sì, ma a causa:
1) dell'astensionismo sbalorditivo (il 60%).
2) di un  centrodestra  che ha dichiarato sdegnosamente di non volere i voti di Casa Pound.

Ho spiegato che non mettiamo in discussione la nostra permanenza nella Nato- continua Di Maio -  ma vogliamo che la nostra voce venga ascoltata perché le cose che non ci vanno bene sono molte e si possono cambiare.

Uhllallà! Chissà che paura avranno i vertici Nato nel sentire gli ammonimenti  e le condizioni poste  sul tavolo dal Moretto Sapientino, con tanto di ditino alzato.



Non ci interessa nemmeno uscire dall’Europa (ndr: questo lo si era visto già quando Grillo ha buttato per aria l'alleanza con Nigel Farage nel parlamento europeo )  ma riteniamo sacrosanto mettere in discussione i trattati economici che fino ad oggi ci hanno impedito di fare investimenti a deficit, perché questa è l’unica strada per sviluppare il nostro progetto di innovazione tecnologica e tornare a crescere. 
Mettere in discussione i Trattati internazionali con che cosa? Con le cerbottane? Con le fionde? Quante legioni ha Beppe Grillo? 

"Se non avremo la maggioranza assoluta ci assumeremo la responsabilità di non lasciare il paese nel caos", ha detto Luigi Di Maio a Conrad Tribble, il citato funzionario del Dipartimento di Stato.

«Di Maio all’interprete fa tradurre la parola ‘convergenze’», scrive "La Stampa". Non si sbilancia ma fa intendere che intese in Parlamento, magari su un programma di pochi punti, sono possibili»

E c'è già chi parla di 5 Stelle che  si preparano a fare da stampella post-elettorale al Pd, con la mediazione delle “frattaglie piddine” capitanate dall'uscente Pietro Grasso, a sua volta eterodiretto, tramite D’Alema, dagli ambienti “democrat” Usa, clintoniani e obamiani. 

Ma non  è finita. Ai parlamentari statunitensi Di Maio ha chiesto spiegazioni, tra l’altro, sulla riforma delle tasse: «Servirebbe un taglio secco di imposte anche in Italia, in particolare sulle imprese, da finanziare con la riduzione della spesa pubblica e, se occorre, aumentando il deficit».

Pensate un po': si è propoosto come un nemico giurato del centro-destra e per rassicurare i Padroni d'Oltreatlantico, si è pure "berlusconizzato" in salsa pentastallatica con il taglio secco alle tasse. Che originalità!
Del fenomeno immigrazione e di come stopparla, il Lotharino non accenna nemmeno minimamente. E te pareva! E il loro magnificato reddito di cittadinanza, in caso malaugurato di vittoria,  a chi andrebbe?
Sarò sospettosa, ma ho già davanti il film: ai più bisognosi, cioè agli immigrati. Darlo agli Italiani "sarebbe discriminante", naturalmente (il virgolettato è mio).



Berlusconi-Mandrake aveva il suo grande Lothar in Emilio Fede. I poteri forti (o marci?) hanno in serbo nel taschino il loro Piccolo Lothar in salsa tzipriota: Giggino il Moretto.
Dopotutto...Greci e Italiani, una faccia, una razza.