19 May 2018

La Voce del Padrone


L'argomento media non è nuovo e l'ho già affrontato numerose altre volte, su questo blog. Inoltre nelle conversazioni con l'amico Massimo è già venuta fuori la similitudine dei giornalisti, col  vecchio logo della RCA dischi (per i collezionisti patiti del vinile) del cane posizionato davanti alla tromba del grammofono, pronto ad ascoltare.
La voce del padrone fa sì che  attualmente i giornali titolino tutti all'unisono. Soprattutto emettono lo stesso suono e pure le stesse stecche e gracchiamenti.
E quando non sono i partiti a determinarne direttamente "la linea", lo fanno i loro padroni di riferimento. Ecco perché quotidiani definiti "di destra" come "il Giornale" di Berlusconi o "Libero" di Angelucci, in questi giorni non si differenziano da quelli di sinistra. Mi soffermo su questo secondo e sui padroni di riferimento,  perché di Berlusconi sappiamo già vita, morte e miracoli. Dal 2001 «Libero» è di proprietà del gruppo Angelucci, attivo nel settore della sanità (è proprietario di parecchie cliniche) e dell'immobiliare.
Con l'aiuto della banca romana Capitalia, gli Angelucci hanno investito 30 milioni nel quotidiano, trasformandolo da giornale regionale a giornale nazionale.

Nel 2007 l'Editoriale Libero s.r.l., società editrice del quotidiano, viene ceduta alla Fondazione San Raffaele, struttura ospedaliera di Ceglie Messapica, in provincia di Brindisi. La testata è tuttora di proprietà del gruppo.

Dicevo poc'anzi che parlano lo stesso linguaggio contro la Lega e il M5s. Del resto non è un mistero che il Giornale e Libero si siano travasati reciprocamente per anni gli stessi direttori e vicedirettori: Feltri (oggi in perpetua  imbolsita esternazione etilica contro Salvini), Sallusti ridotto al Lothar del Mandrake-Cavaliere e pure altri numerosi cronisti e collaboratori.  Anche Belpietro fu direttore di entrambi i giornali, ma poi dopo l'obbligo per Libero di sostenere Renzi e il suo pessimo referendum, si mise in proprio su "La Verità".  E fece bene!  Diciamo che dietro il discorsetto della "linea editoriale" si nascondono, in realtà,  gli interessi del padrone. Se poi il padrone (o i padroni) scendono in campo in politica o nella finanza o in entrambi i casi, ecco che è fatta. Anche Angelucci militò nelle file del PdL. 
La destra? la sinistra?

Dopo quest'asse pentaleghista  e l'ipotesi di un governo giallo-verde, i quotidiani di riferimento sembrano tutti impazziti, schizofrenici, disorientati e infuriati. Forse perché stanno saltando queste categorie novecentesche (destra/sinistra), per certi aspetti rassicuranti.
La globalizzazione e con essa la Ue (che è ne una parte), hanno creato nuove forme di antagonismi e di conflittualità: non più la destra contro la sinistra, ma mondialisti e globalisti contro sovranisti e indipendentisti, laddove la sinistra classica e la "destra farlocca" si collocano insieme dalla parte dei primi.  In Italia è il caso del PD e dell'attuale FI con un Berlusconi opportunamente merkelizzato e junckerizzato che pretende di fare il Premier con il suo jolly Tajani, senza aver vinto alle elezioni. Pertanto,  le coalizioni CONTRO queste sfide saranno in futuro  senz'altro più eterogenee e flessibili di  quelle del secolo appena trascorso. In parte è già così.
Da qui l'impazzimento mediatico, il suo fuoco unanime di sbarramento, il suo agire come un sol uomo nei confronti di chi ha buttato per aria i loro piani. E di questo fuoco di sbarramento ne subiamo  ogni giorno la  peggior ridondanza a livello nazionale come internazionale: da Repubblica (con l'esternazione di De Benedetti che dà dell'antisemita a Salvini) al Corriere, al Giornale specializzato in  quotidiani articoli minacciosi e  mascalzoni contro il Carroccio (Sallusti, Sergio Rame, Vittorio Macioce, Sgarbi e le sue sclerate), La Stampa del gruppo Fiat-FCA diretto da Molinari, il Messaggero, il Financial Time che parla di "calata dei Barbari a Roma", Le Monde, Libération, il tedesco Die Welt... Con la malevola attenzione di  Macron a Sofia, dell'oligarca Jacques Attali a Torino alla Fiera del Libro,  di Cottarelli del FMI...Serve altro ancora? Siamo al plotone di esecuzione. Giornali, tv  e vari media,  ovvero il braccio armato della Finanza.


Questa in corso, è diventata una campagna del Terrore Preventivo, del pregiudizio per il pregiudizio, della calunnia, dell'ostracismo e ostruzionismo. Pertanto darò la mia apertura di credito a questo governo giallo-verde e metterò un SI' al programma ai gazebi leghisti, anche se ci sono punti che vanno resi senz'altro più incisivi come l'immigrazione.

Qui il Contratto del Nuovo Governo in PDF. Sarcasmo e sghignazzate a non finire contro questi giovani che si sono riuniti e hanno scritto con trasparenza un programma che chiunque può leggere, approvare o disapprovare. Gli altri, quelli che c'erano prima (e non dimentichiamo che sono tuttora reggenti) invece, non hanno chiesto un bel nulla a nessuno: sono corsi a Bruxelles a prendere ordini e ce li hanno girati così com'erano,  e imposti con la forza. Amen.

15 May 2018

Quel che Sapelli sa di Mattarella




Ormai ben sappiamo che il Quirinale non è Italia, ma il quartiere generale delle consorterie straniere. Mattarella ne officia tutti i riti e si piega a tutti i voleri di chi in questo momento, non vuole neppure un lieve anelito di indipendenza da parte degli Italiani. Ieri Salvini pareva abbastanza adirato e contrariato. E altrettanto immusoniti erano Giorgetti e Centinaio dietro di lui. La tentazione di far saltare il banco con tutte le carte comprese, a mo' di Alice nel paese delle Meraviglie, è tanta. E forse se, le cento trappole per farlo cedere, continuano a imperversare, non sarebbe neanche male farlo. Così vediamo come se la caverebbe Di Maio e i 5 stelle, una volta scivolati definitivamente negli artigli della Mummia canuta  e relative consorterie sovranazionali. 
Ricordo che il tentativo di Salvini, il quale in questi giorni è preso di mira  a fuoco di sbarramento dalla stampaglia di sinistra, di centro e di destra, è stato più che generoso: ci mette la faccia a rischio di bruciarsi, quando avrebbe potuto benissimo gettare tutto a carte quarantotto e dire: "Male che mi va alle prossime elezioni farò l'en plein di voti: tenetevi pure le alchimie mattarellesche, o italiani".

Si è fatto in questi giorni il nome del prof. Giulio Sapelli, di cui già questo blog si occupò in questo pezzo. Avevo sperato anch'io nella sua candidatura a premier, nonostante non ami in particolare gli economisti a guida di un governo. Gran brava persona, onesta e competente lontana da politiche alla Von Hayek e alla Von Miseria, un sano keynesiano vicino a Bagnai e Borghi, contrario allo strozzinaggio eurocratico.  Troppo bello per essere vero! Ecco che allora, è stato subito stoppato. L'ignoranza (in questo caso dei 5 stelle) passa sempre all'incasso.


Ecco nel dettaglio come sono andate le cose nel merito di una candidatura già bruciata sul nascere, in questa intervista di Sapelli concessa al sito Il Sussidiario:

Giulio Sapelli, economista, sarà ricordato da molti, quelli che non hanno letto i suoi libri, come il premier in pectore per una notte. Una somma di veti lo ha escluso da Palazzo Chigi dopo che il suo nome era circolato insieme a quello del giurista Giuseppe Conte, vicino ai 5 Stelle.
Lunedì 13 maggio. Di Maio è atteso nello Studio alla Vetrata del Quirinale alle 16.30. Esce poco prima delle cinque e mezza. Altro che nome del premier: "Abbiamo aggiornato il presidente della Repubblica su come stiano avanzando le varie interlocuzioni tra il M5s e la Lega su quello che è il contratto di governo". L'intesa non c'è, serve altro tempo. Qualcosa dev'essere andato storto. La conferma arriva quando è Salvini a presentarsi ai giornalisti. Il capo del Carroccio, spazientito e con i nervi a fior di pelle, dà la sua versione. Stiamo parlando di programmi, non di nomi. Una frase già sentita, ma stavolta il tono è diverso. Giorgetti e Centinaio, un passo indietro, si scambiano un'occhiata ammiccante che forse li tradisce: altro che programmi, il problema sono proprio i nomi, anzi, il nome. Quello del premier. Non solo. Poco prima, secondo Repubblica, il leader della Lega ha ricevuto un no da Mattarella su Ue e migranti. "Le Camere non contano più nulla — dice Sapelli al Sussidiario — qualcuno vuole così".

Professore, Di Maio e Salvini hanno chiesto al Quirinale altro tempo. Non c'è intesa sul premier.

Mi spiace, perché eravamo ad un passo. Ma M5s è stato chiaro: il nostro candidato non è Sapelli.

Pare che sia Di Maio a insistere, vuol fare lui il presidente del Consiglio.
E' quello che mi ha detto Salvini.

  Proprio per questo, forse, Salvini ha alzato il prezzo. Se Di Maio vuole fare il premier a tutti i costi, Salvini ha chiesto mani libere sul resto. Ma a quel punto Mattarella potrebbe avergli detto che non vuole sentir parlare delle sue proposte sull'Europa e sul resto.

Mi sorprende che le Camere non contino più nulla, a qualcuno fa comodo ignorarle.

Chi è stato a mettere il veto su di lei?
L'asse Mattarella-Di Maio, prono all'Europa, anzi a questa Europa, alla Ue così com'è.

Che cosa è successo tra domenica e lunedì?
So che Mattarella domenica ha incontrato Siniscalco a Dogliani, nel giardino di casa Einaudi. Lo ha lodato, dicendogli che era l'erede di quella gloriosa tradizione piemontese eccetera eccetera. Domenico ovviamente era in brodo di giuggiole. So anche che qualcuno ha detto di me che avrei dei legami massonici.

Quando Mattarella ha parlato con Siniscalco, sapeva che lei era il candidato della Lega?
Penso di sì.

La sua ostilità all'austerity le è costata cara. Eppure era stato molto cauto.
Ma certo. Ho comunque detto quello che penso. "Guarda che ti fanno fare la fine di Moro" ha detto il mio amico Modiano, che è seduto qui davanti a me. Boom, esagerato.

Da dove avrebbe cominciato? 
Sarei andato a parlare con la Merkel. Sull'austerity la Germania si sta spaccando, non sono più tutti duri e puri. Ci dica, frau Merkel, dove dobbiamo andare? A Monaco o ad Amburgo?

Com'è stato l'incontro con M5s e Lega?
C'erano Salvini e Giorgetti, Spadafora e Di Maio. Salvini e Giorgetti mi hanno presentato come il loro candidato, i 5 Stelle mi hanno chiesto che cosa pensavo del loro piano di sviluppo. Abbiamo parlato per due ore e mezza. Poi hanno capito che volevo dire la mia sui ministri. Occhio alla Costituzione, ho detto. E ho posto la condizione che con me ci fosse anche Siniscalco.

Dunque fin da domenica sera conoscevano le sue condizioni.
Certo.
E cos'hanno detto?
Salvini e Giorgetti hanno detto che per loro andava bene, e che mi avrebbero seguito. Di Maio ha fatto notare che Siniscalco rappresenta l'establishment.

E lei? (continua qui) 

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Bene, ora almeno gli Italiani sono al corrente che il Grande Selezionatore (o meglio il  Grande Deselezionatore ed Eliminatore del personale in politica ha un nome e un cognome: Sergio Mattarella. 


10 May 2018

24 ore per un governo populista?



In queste ultimissime ore non so ancora se avremo o no,  un governo politico o se dovremo accontentarci della solita sbobba mattarelliana in salsa eurocratica.  Il Canuto del Colle le ha già provate tutte: quote rosa nominate da lui, un magistrato (Giovanni Maria Flick?), un uomo del FMI (Cottarelli?), un gran funzionario di stato (Tito Boeri? Sabino Cassese?), ma pare che la diarchia Salvini-5 stelle tenga duro: se non ci sarà un governo politico, niente alchimie e intrugli da laboratorio quirinalizio e faranno mancare i voti. Ora il Canuto silente lo chiama "governo neutrale". Ma che c'è di neutrale in un altro governo nominato direttamente da lui?  Hanno già fatto il colpo gobbo di una legge come il "Rosatellum" dove c'è da impazzire perché con questa legge nessuno vince.  Ma non si può fare gli schifiltosi verso chi ha vinto (ma non ha i numeri assoluti), per poi affidare numeri (presidenziali) a un "tecnico" che non ha vinto e che nessuno ha eletto. 

Sarò sincera: piuttosto che  governo "presidenziale", sarei pronta ad accettare un governo Carioca  verde-giallo (o giallo-verde) con tutte le sue eventuali incognite. So che in queste ore Nonno Inciucione freme, ma poi pare sia arrivato (dopo previe garanzie preventive per il suo partito) a una sorta di "non sfiducia"  (alchimia da prima Repubblica), chiamata col nome pittoresco di "astensione benevola". Nel mentre, Sallusti spara dalle colonne de Il Giornale il suo "resistere, resistere, resistere".  Un po' di ammuina non guasta...

Tutti i voti pro Salvini hanno rischiato di venire congelati come è avvenuto in Francia con la Le Pen, a causa dell'euroatlantista di ferro Mattarella, già vice di D'Alema ai tempi della guerra Nato contro la Serbia bombardata per 180 gg, a cui l'Italia partecipò. Il Canuto del Colle, secondo alcune indiscrezioni, pare abbia scartato l'ipotesi di un incarico a favore di Salvini premier, perché troppo sbilanciato pro Putin. Pertanto non si è degnato nemmeno di conferirgli un incarico esplorativo. Insomma tutti i peggiori intrugli e traccheggiamenti li ha messi in atto pur di negargli la possibilità di tentare di acquisire i numeri in Parlamento per governare.  E' importante capire che siamo in presenza di un altro presidente che rema contro gli elettori e non ne rispetta la volontà. 
Si tratta di  meste figure che fingono di fare i taglia-nastri e i posa-corone agli altari della cosiddetta Patria, ma poi restano, nella loro indole, dei tiranni conclamati. Questo vale anche e soprattutto per il suo predecessore nonagenario, attualmente fuori uso "per motivi di salute". E valse a suo tempo per Oscar Luigi Scalfaro, madonnaro golpista. Oggi la tradizione del presidente golpista continua, ma non si può perseverare  in eterno in questo modo.

Per questo meglio un governo "populista" che alcuni noti banchieri vorrebbero far fuori a colpi di spread, che l'ennesima truffa di Palazzo. A tale scopo ecco cosa scrive Turani su Italia Oggi nell'articolo "Siamo nelle mani di Salvini" circa la preoccupazioni di un banchiere (che vuol restare anonimo) il quale  parla a chiare lettere. Salvini non si è ancora insediato, che tramano già di farlo fuori. E, non bastasse tutto ciò, deve sopportarne anche dai suoi e dal suo stesso schieramento. Estraggo un'importante frase-chiave da Italia Oggi:

Sa, all'inizio possono fare tante cose demagogiche per procurarsi il favore popolare. E questo renderebbe ancora più difficile una loro liquidazione. Liquidazione che dovrebbe avvenire comunque per vie extra-parlamentari. Insomma, se arriva un governo populista, che fa cose populiste e che ha i voti in parlamento, poi toglierselo di torno non sarà una cosa semplice, e nemmeno indolore.

Se di tutto questo che si prospetta come un governo, che pur con le sue lacune ha se non altro il merito di cercare di far governare i due schieramenti vincitori,  non se ne farà niente...se non nascerà alcun tentativo di governo politico, allora meglio tornare alle urne. Al più  presto.

05 May 2018

Perché dobbiamo ricordare Pamela


Sul caso Pamela Mastropietro, giustizia non  è stata fatta, per questo occorre tornare sulla sua dolorosa vicenda già trattata su questo blog.  Il fatto che quella povera madre abbia potuto recuperare i suoi miseri resti solo in questi giorni (e cioè a distanza di tre mesi)  per darle onorata sepoltura e avere una bara su cui piangere, già fa rabbrividire. Troppe lungaggini, troppe garanzie agli implicati. Oramai gli arresti senza garanzie funzionano solo per "l'evasore fiscale", bianco, naturalmente.
Oseghale  (che per paradosso si chiama pure Innocent) è in galera, è vero,  e pure altri due implicati, ma un GIP viscido e per me disgustoso, non vorrebbe dargli anche l'aggravante di  stupro. Tutto questo, quando è stata registrata una lurida  telefonata nel quale il nigeriano invita allo stupro di gruppo anche i suoi sodali, approfittando della ragazza narcotizzata e dormiente. E così mentre i bianchi vanno in galera per una palpata (o poco ci manca) su un'attricetta subendo uno sputtanamento mediatico globale, i negri possono esercitare cannibalismo, possono fare i vivisezionisti, massacrare, vilipendere e occultare cadaveri, ma poi non pesa su di loro, l'accusa  di stupro. Ridicolo, perché? 
Perché secondo questo Gip la ragazza sarebbe stata "consenziente".  Quale lucido consenso potrebbe mai  esercitare una povera sventurata diciottenne tossicodipendente?



Sì, ingiustizia è fatta! Con il fasullame del solito femministume sempre pronto a vestirsi di nero con la scritta #MeToo, ma poi diserzione totale se l'assassino (e probabili assassini) sono nigeriani, praticano il cannibalismo, esortano allo stupro di gruppo, ma soprattutto, massacrano, occultano i cadaveri e ne ripongono i poveri resti in due valige trolley. #MeToo? Desaparicidos! femministe? Non pervenute...
La Boldrini (la cui immagine a dir poco detestabile è stata curata nientemeno che da Gad Lerner), ha preferito recarsi alle esequie di un clandestino di Fermo ucciso per legittima difesa. Buon per lei: avrebbe  ricevuto fischi e pernacchie a non finire, pertanto nessuno rimpiange la sua presenza.  Alle esequie tenutesi a Roma, città di Pamela, c'era Giorgia Meloni, c'era l'esponente leghista delle Marche, c'era Gasparri e pure il sindaco di Roma Virginia Raggi. C'era purtroppo pure quel sindaco di Macerata Carancini (PD) che ha negato agli amici di Pamela il diritto a una  pacifica fiaccolata per la città, convertitosi last minute sulla via di Macerata, città sconvolta da questo esecrabile delitto. 

E' inoltre una sciocchezza quella di far notare da parte dei media che la "comunità nigeriana" era presente. Così come, per quella "alternativa",  far notare che non c'era e che non ha mostrato "solidarietà". Che cos'è questa storia della "comunità nigeriana"? Ai tempi dei delitti cinesi si parlava di "comunità cinese", poi "senegalese", poi "ivoriana", poi "congolese", "indiana" ecc. Ma come? Non  è forse l'Europa degli Idioti  quella che si riempie ogni due per tre,  la bocca della parola  "integrazione"? Se invece tutti si tengono aggrappati alla loro tribù, o clan,  o con un edulcorato eufemismo... alla "comunità", che razza di "integrazione" ci sarebbe? E' evidente che sono le solite panzane delle solite irrealizzabili stolte e malsane utopie. In realtà l'Italia pullula di mafie di tutte le razze, di clan, di gang, di tribù, etnie e alla faccia dell'"integrazione"! E le chiamano "comunità", capite?

Questo è stato un funerale bianco come bianca era la piccola bara della diciottenne, bianchi i fiori per  una vittima bianca massacrata dai neri: un crimine etnico del quale si vuole sottacere e minimizzare la portata.  E non veniamoci a raccontare altre panzane  sul fatto che non si deve "generalizzare":  qui  stanno smantellando l'onorata società del nostro Sud  con la retorica savianesca dell'Antimafia per poi far largo alla mafia nigeriana che spaccia, ruba, stupra e corrompe i nostri giovani con la droga. 
Suona altamente sinistro (in tutti i sensi) che nel giorno del funerale della povera Pamela, arrivino le sconsiderate dichiarazioni del conte marchigiano Gentiloni che innesta il pilota automatico sull'immigrazione.  

"L'Italia ha bisogno di migranti ma con un flusso sicuro". Il premier Paolo Gentiloni durante il suo intervento al Palazzo Ducale di Genova per il Festival di Limes parla dell'emergenza immigrazione: "Abbiamo bisogno di migranti nel Nostro paese, a condizione che il flusso sia sicuro, organizzato e non porti a morti nel Mediterraneo".

E si badi, che Gentiloni è altamente preoccupato per la "loro sicurezza", non per la nostra. Gli esecutori del pilota automatico di Bruxelles, devono liberarci PER SEMPRE  della loro nefasta abbietta presenza! La nostra pazienza è finita.

L'omaggio floreale di Luca Traini a Pamela

Concludo con una nota che ha fatto discutere l'ipocrita macchina mediatica: il cuscino di fiori bianchi e rosa donato da Luca Traini (autore del raid) gesto che è stato apprezzato dalla madre della ragazza: "Quei fiori ci hanno fatto piacere è stato un omaggio apprezzato, di vicinanza. Anche perché se avessimo rifiutato la sua corona, allora non avremmo dovuto nemmeno stringere la mano a tutti quei politici che non hanno fatto nulla per evitare la morte di Pamela".
Una presa di posizione politica altamente simbolica.


01 May 2018

Friuli-Venezia Giulia e la doppia prospettiva



La vittoria di Massimiliano Fedriga al governo della regione Friuli-Venezia Giulia era scontata, ma la Lega ha bagnato il naso di gran lunga non solo ai partiti avversari e concorrenti, ma anche agli Alleati. Oltre il 57% la quota Lega, mentre FI deve accontentarsi del 12% e farselo piacere facendo la mosca cocchiera. Qualcuno pontifica che si tratta solo di una vittoria amministrativa e locale, ma sappiamo già, quale valenza politica assume una schiacciante vittoria di una piccola ma laboriosa regione che insieme a Lombardia, Veneto, Piemonte è tra la più industrializzate d'Italia. Inutile nascondersi la verità: una vittoria grillina in Sicilia, non vale una leghista in Friuli-Venezia Giulia.
Nonostante il rilevante ridimensionamento intervenuto  con la crisi del 2007,  la vocazione manifatturiera della regione non è stata mai in discussione e continua attualmente a contare sul contributo di tutti i principali settori di specializzazione della nostra industria: dalla metalmeccanica (42% della produzione industriale FVG del 2015) ai mezzi di trasporto (12%), dal sistema casa (20%) al Made in Italy “tradizionale” (9%).  
Ma c'è anche una fiorente industria vinicola e agroalimentare.  La romana Serracchiani è tornata a casa a riposo, mentre i PentaGrulli prendono una solenne batosta, ridimensionando drasticamente le boriette di Di Maio. Unica nota dissonante, anzi stecca stridente, in questa vittoria è Berlusconi  con le sue affermazioni sulla "vittoria dei moderati", un termine che sta sulle scatole a parecchi italiani. Sono forse stati anni "moderati" i governi dal 2011 ad oggi? Ed è stato forse "moderata" la legislatura di Renzi, di Gentiloni? E i Monti e la Troika sono moderati? E le innumerevoli angherie della Ue, sarebbero "moderate"?
Se la Lega sarà per l'"appeasement" e non saprà rispondere con decisione e fermezza alle varie sfide, e raddrizzare tutti i torti che ci hanno fin qui inflitto, quegli stessi elettori che oggi la premiano, si rivolgeranno altrove.
Il patto  del Nord dei quattro governatori: da destra Fontana, Fedriga, Zaia e Toti

C'è un'altra cosa che vale la pena di sottolineare. In questi giorni sono ripresi gli sbarchi. In realtà non sono mai terminati.  A Ventimiglia il nostro paese pullula già di "avanguardie sorosiane" (ong, onlus, non profit, passeurs)  che si incaricano di trasferire gli immigrati in Francia con lo slogan "siamo un unico pianeta". Pertanto ci aspettiamo un gesto di fermezza sulla madre di tutti i problemi, che è questa. Ovviamente deve esserci subito una drastica revisione dell'ormai famigerato Trattato di Dublino. Ma se i partiti meridionalisti pro-immigrazione e filo sbarchi, dovessero continuare imperterriti col loro sabotaggio immigrazionista, allora il passo successivo, dovrà necessariamente essere la "Secessione" per mettere al riparo e in sicurezza quel che  resta dell'Italia. Insomma questa vittoria apre doppie prospettive e non cogliere la palla al balzo sarebbe stolto.